Xref: utzoo soc.culture.europe:745 trial.soc.culture.italian:216 Path: utzoo!utgpu!news-server.csri.toronto.edu!cs.utexas.edu!swrinde!zaphod.mps.ohio-state.edu!magnus.acs.ohio-state.edu!pmiragli From: pmiragli@magnus.acs.ohio-state.edu (Pierluigi Miraglia) Newsgroups: soc.culture.europe,trial.soc.culture.italian Subject: Re: che lingua usare?: primi risultati Message-ID: <1991May20.163935.10989@magnus.acs.ohio-state.edu> Date: 20 May 91 16:39:35 GMT References: <1991May17.074313.18114@bull.it> <1991May18.051937.2728@bullet.ecf.toronto.edu> <1991May18.061209.4011@cs.ucla.edu> Sender: news@magnus.acs.ohio-state.edu Organization: The Ohio State University Lines: 47 Nntp-Posting-Host: top.magnus.acs.ohio-state.edu In article <1991May18.061209.4011@cs.ucla.edu> marino@maui.cs.ucla.edu (Fabio Marino) writes: >potrebbe anche non succedere); se poi questo influisca sul desiderio >degli stranieri di imparare l'italiano, permettimi di nutrire >fortissimi dubbi : personalmente credo la scarsa diffusione >dell'italiano dipenda esclusivamente dalla scarsissima utilita' della >nostra lingua al di fuori del paese..... > Sono piu` o meno d'accordo, e vorrei elaborare un filo. Della ricerca scientifica so vceramente poco, ma lasciatemi dire un paio di cose a proposito della so-called cultura umanistica italiana. La mia impressione a questo proposito e' che la degenerazione pressoche' terminale delle universita' ha avuto effetti devastanti sulla qualita' stessa del "prodotto". La verita' e' che le facolta' umanistiche italiane sono antri bui dove o si pubblica per "contribuire ad una scuola di pensiero" (leggi: per dimostrare di essere perfettamente in accrodo col tuo "padrino") o non si pubblica affatto. Molte persone validissime (ce ne sono) non fanno quassi niente, e come tutti sanno il sistema accademico italiano non prevede alcun "incentivo" (leggi: possibilita' di essere sbattuto fuori) per coloro che decidono di porsi in questa situazione. Il risultato sembra essere che il prodotto italiano non ha quasi alcuna connessione con quello che si fa in giro per il mondo. Ci sono eccezioni, che peraltro paiono confermare la regola. Umberto Eco e' stato tradotto fino agli ultimi conti della spesa: non credo sia un caso che Eco abbia sempre viaggiato molto e insegnato all'estero. E' peraltro una caratteristica della cultura italiana che il valore di un contributo italiano sia riconosciuto prima all'estero che in Italia: per es., la scuola matematica di Torino (Peano et al.) agli inizi del secolo e' stata studiata accuratamnete da inglesi e americani; in italiano non mi viene in mente nessuna pubblicazione significativa. Un altro problema credo sia la peculiarita' della situazione politica italiana. Una gran quantita' di roba nel campo delle scienze "umane" ha a che fare con problematiche politiche e ideologiche. In Italia, gran parte di questo tipo di produzione e' venuto, nel recente passato, dall'area marxista e filomarxista, proprio nel miomento in cui nel resto del cosmo occidentale (per non dire di quello orientale) il marxismo veniva considerato alla stregua di un polveroso soprammobile di cattivo gusto. (Le cose stanno cambiando, bene o male, anche in Italia). Percio' credo, in genere, che dal punto di vista di uno straniero interessato a cose italiane, la cultura umanistica italiana abbia finora offerto ben pochi motivi di interesse. Ciao Pierluigi